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Uscite in ambiente
 ANNO 2017

Programma Estivo


Programma Invernale


24 aprile 2017 - Cima di Saoseo (3264 m)

Condizioni alla partenza:
temperatura -3°C
Bollettino valanghe: rischio 2
Bollettino meteo: giornata serena, poco nuvolosa

Partiamo dal parcheggio di Altumeira che sono le 6:30. Siamo in 12.
Pronti via, percorriamo la Val Viola e poi la val Dosde con gli sci in spalla. Raggiunta l'Alpe Dosde mettiamo, finalmente, gli sci ai piedi e ci inoltriamo lungo la valle. Risaliamo scegliendo ora valli, ora vallette e alle 10 siamo in cima. Rinfranchiamo lo spirito osservando lo splendido panoramma daala cima, facciamo le foto di rito e ci abbassiamo di un centinaio dimetri per rinfrancare anche lo stomaco in una zona più riparata da quel venticello che ci ha tenuto compagnia per buona parte della salita. Scendiamo su una neve ancora gelata. Alle 12 siamo di nuovo alle macchine.

foto


17 aprile - Cima di Piazzi (3439 m)

Condizioni alla partenza:
Temperatura 5°C
Bollettino valanghe: rischio 2
Bollettino meteo: giornata coperta con nevischio

Il perdurare di un clima asciutto e di temperature che sono state per diversi giorni di molto superiori alla media stagionale stanno progressivamente sciogliendo la poca neve caduta durante l'inverno.
Dopo aver concatenato quasi tutte le cime della val Viola, per il giorno di Pasquetta è previsto un appuntamento di quelli importanti: la Cima Piazzi salita dal versante nord. Appuntamento alle 6:00 dal parcheggio in località Zardin da dove partiamo per l'avvicinamento, prima con le jeep fino al "rin de la Baiaca" e poi a piedi, fino a trovare la prima neve a quota 2100 m circa. Siamo in 13.
Pronti via, risaliamo la valle Lia e poi il canalino a sinisra in direzione S-SE, fino a trovarsi sul gradino roccioso. Attraversiamo il circo glaciale soprastante in direzione SW e poi S, fino a raggiungere la cima. La giornata fredda e umida unita alla scarsa visibilità danno più energia del pranzo di Pasqua e alle 9:45 si intravedono le prime figure giungere in cima. Scendiamo liungo la via della salita. Neve gelata e compatta su tutto il percorso.

foto

9 aprile - Punto Filone (3133 m) 


2 aprile - Foppa Monte Forcellina (3087 m)


19 marzo - Passo di Vallaccia (2614 m) - Monte Forcellina
(cima inizialmente prevista il Punto Filone, 3133 m)

Condizioni alla partenza:
temperatura 5°C
Bollettino valanghe: rischio 2
Bollettino meteo: giornata coperta con nevischio

Partiamo dal parcheggio all'ingresso della val Viola. Transito ancora vietato lungo le strade montane e traffico di ciaspolatori provenienti da Pavia. Noi siamo in 9.

Dopo una settimana di temperature molto elevate a causa del vento di fohn la neve si è tendenzialmente assestata, su tutti i versanti. Brutte notizie invece giungono dalla valle dei Forni: chi ci è stato, in settimana, racconta dei numerosi crepacci presenti sui versanti che si affacciano sulla valle (eg S. Matteo, Palon dela Mare) e di situazione di ghiaccio spesso esposto, soprattutto nei tratti a più forte pendenza. I crepacci come ferite aperte ci raccontano di ghiacciai, già provati dalla stagione estiva, che non hanno avuto l'atteso apporto di neve durante l'inverno e che sono in condizione di straziante agonia. Chissà se rivedremo ancora nel suo bianco spendore quella che per tanti è stata una palestra di sci alpinismo, un giardino d'inverno, l'inestimabile ricchezza delle nostre valli...

Resta la val Viola il nostro punto fermo. Questa settimana sarà la volta del Punto Filone. Le condizioni di temperatura elevata, sia nei valori massimi che nei valori minimi, rendono inevitabile propendere per la partenza intelligente: ore 6:30 a Semogo, 6:45 da Arnoga.
Pronti via, percorriamo la val Viola fino ad imboccare la deviazione per Stagimei e la valle della Minestra in direzione NE. Le condizioni meteo, non ottimali fin dalla partenza, peggiorano ulteriormente. Il vento e la scarsa visibilità ci portano a rivedere i programmi di giornata: abbandoniamo il Pizzo Filone e saliamo verso il Passo di Vallaccia (2614 m) in direzione NW. Dal valico qualcuno di noi prosegue in direzione E, lungo un ripido pendio fino ai piedi del Monte Forcellina. Discesa lungo la via della salita a raggiungere il resto del gruppo.

Neve ancora compatta e sciabile alle quote più alte, al di sotto dei 2500 m circa la neve comincia ad essere bagnata e poco sostenuta.

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12 marzo - Monte Forcellina (3087 m)

Condizioni alla partenza: 
Temperatura -2°C
Bollettino valanghe: rischio 3
Bollettino meteo: giornata serena (velature in quota) e calda

Partiamo dal parcheggio all'ingresso della val Viola. Transito ancora vietato lungo le strade montane. Siamo in 20.

Nonostante le recenti nevicate, mediamente consistenti in quota, le condizioni di scarsità di neve permangono. La pioggia ed il vento avuti nell'ultima settimana hanno vanificato l'effetto delle recenti perturbazioni nevose ed hanno innalzato il rischio di valanghe, soprattutto sui versanti poco esposti al sole e nei canalini di accumulo. Anche questa settimana la val Viola sembra una scelta quasi obbligata. La recente apertura al transito verso la valle dei Forni resta solo un invito: dalle notizie avute dagli amici del CAI di Valfurva la copertura nevosa è discontinua anche nella valle glaciale, le vie già battute sono poche e con questa scarsità di neve è più alto il pericolo legato alla possibile apertura di crepacci. Si decide per un'uscita "tradizionale": il Monte Forcellina salito dal versante a sud.

Pronti via, percorriamo la val Viola e risaliamo il versante dopo aver superato le baite di Sattarona. Risaliamo il ripido pendio in direzione NW fino alla sella posta a circa 2950 m slm, e da qui lungo la cresta, sci ai piedi, fino alla cima. Scendiamo dalla via della salita.

La neve, scaldata da un sole ormai primaverile si ammorbidisce col passare delle ore, regalandoci il piacere di una bella sciata su neve compatta e morbida. Copertura nevosa pressochè continua sul versante a monte delle baite di Sattarona, in larga misura assente nella fascia boschiva oltre la strada. Strada "sciabile" anche al ritorno.

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26 febbraio - Punta Zembrasca (3089 m)

Condizioni alla partenza:
temperatura -2°C
Bollettino valanghe: rischio 2
Bollettino meteo: giornata nuvolosa con scarsa visibilità

Partiamo dal parcheggio all'ingresso della val Viola. Transito ancora vietato lungo le strade montane. Siamo in 17.

La scarsità di neve su tutte le nostre cime ci ha portati nel porto sicuro della val Viola, valle generosa in termini di precipitazioni al suolo. Per avere maggiori garanzie sulla copertura nevosa si è deciso di avvicinare la meta percorrendo per intero la val Viola per poi risalire dalla val Cantone, piuttosto che dalla via diretta lungo la valle Minestra. Lo sviluppo previsto è di circa 24 km che fa della nostra uscita qualcosa di più di una scampagnata domenicale.

Pronti via, percorriamo la val Viola di buon passo, la neve è ancora piuttosto compatta e confidiamo che il ritorno sara abbastanza "scorrevole". Arrivati in prossimità del rifugio Viola, abbandoniamo la strada per andare in direzione N, lungo la val Cantone. Risaliamo le pendici della Punta Bianca in direzione N-NE fino ad un'ampia conca glaciale. Riconosciamo la punta Zembrasca in direzione N. Risaliamo un canalino piuttosto ampio e coperto da neve trasformata. Sulla sella abbandoniamo gli sci per risalire a piedi lungo la cresta e fino alla cima. Scendiamo lungo la via della salita.

Neve compatta e morbida presente in quantità variabile. Qualche decina di centimetri lungo il canalino, più scarsa e a tratti assente nel circo glaciale e lungo le pendici della Punta Bianca, dove è facile che emergano sassi e piccoli arbusti, specialmente sul versante ad W. Neve comunque sciabile, segno che le temperature non siano mai state troppo alte da formare croste superficiali o superfici gelate. Buone condizioni di neve anche al ritorno lungo la val Viola.

Foto 


19 febbraio - Monte del Foscagno (3058 m)

Condizioni alla partenza:
temperatura -8°C
Bollettino valanghe: rischio 3
Bollettino meteo: giornata serena

Partiamo dal parcheggio che si trova a 300 m dal Bar Viola, in località Arnoga con meta Monte del Foscagno. Siamo una trentina.
Le condizioni generali dello stato nevoso, che presenta livelli ancora deboli a causa del freddo prolungato che hanno caratterizzato il mese di gennaio, ci ha fatto propendere per una uscita classica su versante esposto a sud, dove maggiore è stata l'azione di trasformazione operata dal sole del (oimè) sottile manto nevoso.

Pronti via, abbiamo seguito la traccia già battuta che ha risalito il versante fino oltre il limite del bosco per poi proseguire versoW, lungo dossi e vallette. Superata la conca glaciale che ospita un laghetto estivo abbiamo risalito la sella (quota 2900 m) in direzione SW e portandoci sul versante ovest della cima. Cima che non è stato possibile raggiungere a causa della scarsità della neve con superficie rocciosa per la maggior parte esposta.

Neve presente in livelli di poche decine di cm, con superficie affiorante sulla sommità oltre la sella. In condizioni instabili sui pendii molto ripidi e accumulatasi nei canalini. Neve polverosa e generalmente più abbondante scendendo verso valle e fino al limitare del bosco, con esclusione dei tratti più ripidi e a amaggiore esposizione dove è possibile imbattersi in roccette affioranti. Scendendo lungo il bosco (quando ormai si avvicinava mezzogiorno) neve molto persante e frequentemente assente.




ANNO 2016

Programma estivo 


17 gennaio, località Cagnol: Prova ARVA

Cielo coperto con qualche fiocco di neve e temperature comunque basse fanno da contorno alla prova ARVA. 5 campi i di prova e, per ciascun campo, un sepolto sotto un sottile strato di neve (30-40 cm circa di spessore). Obbiettivo è il ritrovamento di tutti i sepolti seguendo le varie fasi della ricerca, fino alla loro localizzazione esatta con la sonda.

Ma prima siamo chiamati ad una riflessione. Sul tema della sicurezza in montagna non riflettiamo mai abbastanza, perchè forse ci è sempre andato tutto bene, perchè forse crediamo di saper valutare il rischio a cui andiamo incontro, a volte anche solo perchè è fin troppo facile concedersi ad un eccesso di confidenza. Il dato di fatto è che, negli ultimi anni, il numero di incidenti ed il numero di vittime in montagna sta decisamente aumentando. Giusto quindi fermarsi un attimo ad ascoltare chi vive sulla propria pelle il fatto che non vada sempre tutto bene, che le valutazioni, alle volte, si possano sbagliare e che il pericolo ci possa essere anche dove non lo si vede.

L'andare in montagna non ci chiede di essere eroi, ma di saper trovare il giusto equilibrio tra il coraggio e la paura, tra determinazione e prudenza. E di avere rispetto. Rispetto per la montagna: il livello di rischio lo decide lei, e non sarà mai nullo, o "moderato", neanche se a dirlo è il bollettino che leggiamo la sera prima. Rispetto per noi stessi e per la nostra sicurezza: l'incidente, la valanga, può capitare, ma se sorprende l'intera comitiva significa che abbiamo sbagliato qualcosa, nell'organizzazione della nostra uscita o nel modo in cui ci muoviamo in montagna. E rispetto per gli altri: in primis per chi chiamiamo a soccorrerci, di più: per chi chiamiamo a mettere a repentaglio la propria sicurezza per soccorrerci. E poi per chi è con noi, e ci affida la propria incolumità per farsi carico della nostra.

Tutti i sepolti sono stati portati in salvo. Ci hanno visti fare lunghi giri o arrivare diretti nel punto in cui erano sommersi. Ci hanno visti affiancati agli istruttori e confrontarci tra noi. Hanno talvolta messo in evidenza difetti nell'attrezzatura o nelle modalità di ricerca. Ma sono tutti salvi.

Grazie agli organizzatori. Grazie agli istruttori, ai responsabili del soccorso alpino, alla loro professionalità ed alla disponibilità che ci dimostrano ogni volta e che forse non valorizziamo abbastanza. Grazie a tutti i presenti per lo spirito di collaborazione che c'è stato.

Programma invernale 2016

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Anno 2015

29-30 agosto: Concatenamento delle 13 cime

L'uscita, già rimandata dalla data prevista del 8-10 agosto causa meteo incerto trova finalmente una finestra di condizioni stabili e temperature elevate (zero termico dato a 4900 m circa). In 11, tutti appartenenti ai CAI di Valdidentro e Valfurva, affrontano l'ambiziosa traversata delle 13 cime, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio.
Partenza dal Passo Gavia, 16 kg di zaino sulle spalle e tanta voglia di affrontare i 2900 m di dislivello della traversata da percorrere in due giorni, avendo escluso la possibilità di dormire all'addiaccio e dato il solo Rifugio Mantova presente lungo lo sviluppo della traversata.

Viste le premesse, i nostri intrepidi conquistano le cime di Tresero (3594 m slm), Punta Pedranzini (3599 m slm), Punta Dosegù (3560 m slm), Punta S. Matteo (3678 m slm), Punta Cadini (3524 m slm), Rocca S. Caterina (3524 m slm), Cima di Peio (3549 m slm), Punta Taviela (3612 m slm), Cima Linke (3630 m slm), Monte Vioz (3645 m slm) tutte d'un fiato e fino al rifugio Mantova, raggiunto al termine del primo giorno. Il percorso si sviluppa perlopiù in cresta e, oltre alle doverose 13 cime, impone il superamento delle anti-cime del Taviela, della Rocca S. Caterina e del Cevedale. Da segnalare l'eventualità di qualche piccolo crollo in alcuni tratti (Punta Cadini), mentre il tratto tecnicamente più difficile è dato dalla discesa dalla Punta Taviela. Sono serviti più di 3 litri d'acqua per completare le 13 ore di cammino su un percorso misto roccia e ghiaccio, a tratti su ghiacciaio appena coperto da una ventina di centimetri di neve recente, che ha limitato l'utilizzo dei ramponi a brevi tratti.
Lungo tutto l'itinerario sono presenti reperti bellici e i resti dei baraccamenti italiani e austriaci della guerra 15-18.

Dal Mantova, durante il secondo giorno, sono state superate le cime del Palon de la Mare (q. 3442 m slm), Rosole (q. 3536 m slm) e Cevedale (q. 3769 m slm), fino a raggiungere il Rifugio Casati dopo circa 6 ore di cammino per una ricca e doverosa merenda. Si segnala l'apertura di un ampio crepaccio sulla dorsale del Monte Cavedale.


Programma attività estate-autunno 2015
Programma attività inverno 2014-15
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Anno 2014
Programma attività estate-autunno 2014
Programma attività inverno 2014
25-26 aprile 2014 - Monte Rosa - Punta Gnifetti - Capanna Margherita mt.4554
Che dire? Se non semplicemente: "fantastico!"...
Perché questo è l'aggettivo giusto che possiamo usare per definire questa uscita sci alpinistica. La gita prevedeva un programma intenso di 3 giornate: la prima di viaggio, la seconda di ascesa alla vetta Punta Gnifetti a quota 4.554 e la terza di salita ad altre cime limitrofe, quindi il rientro. Purtroppo il tempo non ci ha favoriti in tutto perché ci ha costretti ad anticipare il rientro nella serata di sabato, dato che le previsioni per domenica non erano molto promettenti, infatti così si è verificato.
Il primo giorno ci siamo dedicati ad un po' di cultura, con la visita al museo dei Walser (Gressoney). Sempre lo stesso giorno abbiamo preso gli impianti di risalita a Staffal che ci hanno portato subito a quota 3.200 mt circa. Ad attenderci un clima "ostile", nebbia e nevischio, ma non ci siamo persi d'animo e abbiamo raggiunto il rifugio Gnifetti a quota 3.647 per il pernottamento.
Le previsioni erano in miglioramento, infatti, già dalla sera, il cielo ha iniziato a schiarirsi e, al mattino, siamo stati risvegliati da un'alba rosata. Siamo partiti alla volta della grande cima. Durante la risalita, prima di raggiungere il colle del Lys, abbiamo fatto una breve deviazione verso destra per ammirare il Cristo delle Vette, una statua di bronzo raffigurante Gesù benedicente alta circa 3,60 metri situata vicino al Bivacco Giordano.
Verso le 11.30 abbiamo raggiunto finalmente la nostra meta: Rifugio Margherita (il più alto d'Europa) e Punta Gnifetti. Lo spettacolo che questa ci ha subito proposto è stato da mozzafiato: una cartolina!
Il tempo di fare le foto di rito e poi una discesa lunga 3.000 mt fino a Zermatt!
Bell'uscita, ottima compagnia, tempo stupendo... Cosa desiderare di più?
06 aprile 2014 - uscita Corno San Colombano mt. 3.022
30 marzo 2014 - uscita Monte Confinale mt. 3.370
Trofeo Cai Valdidentro-Tracciato-Classifiche
23 febbraio 2014 - uscita Monte Gavia mt.3.223
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Anno 2013
Programma attività estate-autunno 2013
07 luglio 2013 - 150° anniversario nascita Club Alpino Italiano - Cima Piazzi
Domenica 7 luglio 2013 i 3 CAI dell'Alta Valtellina, BORMIO, VALFURVA e VALDIDENTRO hanno aderito alla manifestazione dell'anniversario del 150° della nascita del CAI.
La meta del CAI VALDIDENTRO è la Cima Piazzi a 3439 m.s.l.m. Partiamo alle 4.30 da Isolaccia e con le macchine arriviamo fino alla malga Boron. Da qui proseguiamo a piedi lungo il sentiero che porta a Bivacco Cantoni a 2.600 m.s.l.m, dove troviamo già i primi spiazzi di neve. Il sorgere del sole ci accompagna lungo questo primo tratto. Breve sosta per organizzare le cordate, poi si riparte. Attacchiamo le roccette che portano al primo nevaio. Percorriamo la cresta ovest, detta "naso", che ci porta a raggiungere la vetta verso le h. 10.00. Qui foto di gruppo con il gagliardetto del 150° anniversario del CAI, poi si ritorna per la via di salita.
Grazie a tutti per la bella giornata trascorsa insieme e arriverderci alle prossime uscite.
Programma attività inverno 2013
17 marzo: 10a edizione Trofeo CAI Valdidentro
Domenica 17 marzo si è svolta la 10a edizione del Trofeo CAI Valdidentro "Davide Vanini - Alessandro Trabucchi". La manifestazione era inizialmente prevista per domenica 10 marzo ma è stata posticipata a causa delle avverse condizioni meteo dei giorni precedenti che, causa pioggia insistente sino a oltre 2000 m di quota, non ne hanno permesso lo svolgimento in sicurezza.
Purtroppo il meteo non ci ha aiutato: cielo coperto, nevischio e nubi basse in quota hanno condizionato la giornata. Alla partenza si è comunque presentato un discreto numero di partecipanti con ben  41 coppie iscritte. Il tracciato inizialmente ipotizzato con due possibilità di percorsi (denominati rispettivamente giro corto e giro lungo, più tecnico e con 2 cambi pelle) è stato ridotto al solo giro corto che, unitamente ad un ampio sviluppo planimetrico presenta comunque un dignitoso dislivello di circa 850 m .
La classifica di velocità ha visto dominare la coppia Faifer Luca - Pedergnana Michele con il tempo di 50' 56" 87.
Per la regolarità è stato sorteggiato il tempo di 1 h 39' 20" a cui si è avvicinata maggiormente la coppia Mazzucchi Bruno - Rodigari Maurizio con il tempo di 1 h 39' 09" 99.
All'arrivo è stato offerto uno spuntino a base di panini con salsiccia e bibita.
Le premiazioni si sono svolte nell'Albergo Viola ove vi è stata anche l'assegnazione di molti premi a sorteggio.
Un ringraziamento ai partecipanti, al personale del Soccorso Alpino, a Susi per la cortesia, pazienza e ospitalità offertaci nell'Albergo Viola ed ai tanti soci del CAI che hanno prestato il loro servizio nell'organizzazione della manifestazione, lungo il tracciato ed in zona partenza-arrivo.
 
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Anno 2012
Programma attività estate 2012
06/07 ottobre: gita sociale al Vajont

"prima il fragore dell'onda, poi il silenzio della morte, mai l'oblio della memoria"

 Alle 22.39 del 9 ottobre 1963 dalle pendici del monte Toc, preceduta da evidenti segni premonitori, si stacca su un fronte di quasi due chilometri una massa di roccia valutata in 260 milioni di metri cubi che alla velocità di 90 chilometri all'ora precipita nel bacino del Vajont, in quel momento a quota 700,42 cioè 25 metri sotto il livello di massimo invaso della diga a doppia volta più alta del mondo. E' una frana che non ha riscontro tra quelle cadute in epoca storica in Europa: il materiale raggiunge l'altezza di 400 metri sul fondovalle, tanto che nel punto più elevato sormonta la diga di 140 metri. Solleva 50 milioni di metri cubi d'acqua fino all'altezza di 230 metri. L'ondata devasta gli abitati del Comune di Erto e Casso e poi, superato lo sbarramento di cemento, si abbatte come un maglio nella valle del Piave mutilando Castellavazzo e cancellando Longarone. Quasi duemila vittime. 

...... passo dopo passo questa volta abbiamo conquistato la diga del Vajont. Non una parola! La diga cattura il cuore di ogni escursionista che approda sulle sue rive "innaturali". Cattedrale nel deserto, dinosauro cementificato, inopportuna presenza che non ospita nessuna forma di vita. Davanti a noi ecco la montagna di roccia e detriti priva di sentiero. Riemerge l'antico e doloroso ricordo. Noi in religioso silenzio volgiamo lo sguardo alla ricerca dell'azzurrità del cielo, fiduciosi che il suo riflesso benevolo protegga la valle per sempre........ 

Un grazie di cuore a Paolo che ha proposto e organizzato in modo impeccabile questa gita storico-culturale al Vajont.

04/05 agosto: Escursione alpinistica monte Ortles 3905 m

La programmazione dell'escursione alpinistica sul monte Ortles ha suscitato da subito entusiasmo e interesse fra appassionati e soci CAI. Certo non da sottovalutare o da prendere alla leggera, e quindi come per le altre uscite il Venerdì sera puntuali ci siamo riuniti per pianificare al meglio l'escursione. Il meteo non dava certo condizioni ottimali ma comunque accettabili per tentare la scalata ed il nutrito numero di partecipanti, presupponeva un attento coordinamento per evitare problemi nelle varie fasi del percorso. I posti disponibili per il pernottamento al rifugio non erano molti ed alcuni di noi già si erano organizzati per una notte sul tavolato con sacco a pelo pur di non rinunciare alla ghiotta occasione. Sabato 4 agosto nel primo pomeriggio ritrovo e partenza per Trafoi da dove avremmo iniziato la prima fase di avvicinamento. Breve fermata appena superato il passo dello Stelvio per poter ammirare ciò che già si presentava ai nostri occhi; l'Ortles era la di fronte a noi, imponente e bello con due lingue di ghiaccio incorniciate fra due e grandi creste rocciose, una ad est ed una ad ovest. Il rifugio che ci ospiterà per la notte è ben visibile ai piedi della cresta più a ovest, partendo da lì con lo sguardo, cerchiamo di visualizzare indicativamente il percorso che abbiamo scelto per l'ascesa, "la via dei meranesi". Arrivati in prossimità di Trafoi, parcheggiamo le auto in località "Le Fontane" 1543 m e verso le ore 16.00 ci incamminiamo per il primo breve tratto (un'oretta di camminata) che ci porta al rifugio Borletti 2188 m da dove il giorno seguente partiremo per l'ascesa. Il Rifugio, che è ben visibile scendendo dai tornanti dello Stelvio in direzione Trafoi, è situato al limite della vegetazione proprio a ridosso dell'inizio della cresta più ad ovest ovvero quella sulla quale si sviluppa il percorso della via dei meranesi. Appena arrivati, subito ci mettiamo a nostro agio, complice il bell'ambiente che troviamo, semplice, pulito e ben organizzato con qualche tocco di finezza che ben ci fanno iniziare la serata, Il tempo per allestire il proprio posto letto e per dare una verificata a zaini ed attrezzature e poi fuori a godersi il panorama con una bella birra fresca in compagnia aspettando l'ora di cena. Alle 19.00 ecco la cena pronta, una buona minestra di verdura e un piattone di pasta al quale in numerosi fanno seguire un bel bis (forse per non rischiare di rimanere a secco di energie il giorno dopo). Il nostro presidente Pietro si adopera per far si che dalla cucina esca qualche dolcetto ed ecco che la "simpatica biondina" ci porta dello Strudel fantastico. Non da meno il gestore del rifugio che si presenta con una buona bottiglia di grappa ed offre a tutti un cicchetto mentre intoniamo un paio di canti in compagnia di altri ospiti del rifugio. Ma non è il caso di fare troppo tardi, la sveglia è puntata per le ore 4.00 e la giornata successiva si prospetta tutt'altro che leggera. Poco dopo che ci siamo coricati, come da previsioni, ha iniziato a tuonare e ci siamo addormentati con un po' di preoccupazione e con la speranza di trovare un tempo migliore al risveglio. Alle 5.00 tutti sono pronti per partire, colazione fatta e abbondante, ultima controllata per vedere se possibile alleggerire lo zaino da cose non indispensabili e che tutto sia a posto, i faretti frontali sono già accesi da quando svegli e ci illumineranno i primi passi fino all''alba. Non piove, il cielo è coperto solo parzialmente, uno dietro l'altro partiamo e già dopo pochi passi, la montagna ci indica quale sarà il tenore della giornata, s'inizia a salire affrontando da subito il percorso che ci porta all'inizio della cresta, e dopo aver seguito una prima parte parzialmente tracciata, ci troviamo con le mani attaccate alle rocce in una progressione che già ci impegna, decidiamo di riporre negli zaini le racchette telescopiche e iniziamo ad arrampicare. Il percorso si presenta molto vario, in alcuni tratti, il terreno roccioso è molto friabile e richiede un passo delicato e leggero (siamo in tanti, uno dietro l'altro, e c'è il pericolo di far scendere sassi sui compagni che seguono) altri tratti sono attrezzati con cavi fissi per permettere una progressione in sicurezza in punti in cui la roccia è bagnata o il passaggio è particolarmente esposto, altre parti del percorso, le più divertenti, sono quelle in cui si deve arrampicare. Due terzi dell'ascesa sono su roccia, per lo più in cresta ed è quindi frequente uscire da un passaggio e trovarsi in punti molto esposti ove oltre ad ammirare la maestosità degli strapiombi, s'inizia ad intravedere il fronte del ghiacciaio che si presenta con grandi seracchi e caverne che sembrano inghiottire la roccia sottostante, ma è solo una sensazione perché purtroppo, sarà la roccia ad avere il soppravvento. Ci sono tratti in cui si deve stare molto attenti, i piedi vanno ben posati, lo spettacolo è affascinante, attira l'occhio ma il percorso è in alcuni punti rigoroso (non difficile) e non permette passi falsi. Finalmente dopo un ultimo tratto di cammino sul pendio più dolce di una pietraia, arriviamo alla base del ghiacciaio, ci si prepara con la dovuta attrezzatura e si formano le coppie in cordata come già stabilito nella fase di preparazione, e poi via, di nuovo verso la vetta. Il tempo non è dei migliori, la visibilità a tratti e scarsa ma sono condizioni che ci permettono comunque di proseguire. La stanchezza si fa un po' sentire, forse anche l'altitudine, ma il passo ben cadenzato di chi è alla guida, ci sta portando verso la cima con un buon ritmo. La parte di percorso su ghiacciaio non pare particolarmente difficile e impegnativa, a parte qualche momento di scarsa visibilità, il ghiaccio mostra generosamente diverse tonalità di colore che aiutano a evitare i crepacci, le corde sono sempre comunque ben tese e la progressione attenta e guardinga. Alle ore 10.05 siamo in vetta, tutti 21 ed insieme nell'arco di un minuto, la soddisfazione e tanta e tutti si salutano e stringono la mano, la visibilità purtroppo non all'altezza dell'evento ma ci accontentiamo, facciamo le foto di rito e subito si riparte per la discesa. Seguiamo per il rientro la "via normale" che per un tratto segue sul ghiacciaio quella fatta per la salita, un passaggio ripido in diagonale con un po' di attenzione e corda ben tesa per poi scendere fino ad un punto su roccia ove necessario calarsi in corda doppia per una dozzina di metri. Riprendiamo la discesa sulla coda terminale del ghiacciaio proprio sotto una linea d'imponenti seracchi, e dopo pochi minuti si torna su roccia, via ramponi e piccozza e ci si incammina in un traverso di ghiaioni per raggiungere la parte alta della cresta est che per la "via normale" ci porterà al rifugio Payer a m 3029. Attendiamo un po' prima di iniziare la discesa in cresta perché in quel punto, altri alpinisti ci precedono e stanno scendendo, c'è un passaggio molto bello e molto esposto su entrambi i lati della cresta, largo una cinquantina di cm per una lunghezza di cinque metri circa, decidiamo di attrezzarlo con una corda fissa, qualche metro più in la c'è giusto lo spazio per prepararsi a scendere di nuovo in corda doppia per superare un passaggio sempre un po' esposto e molto verticale (sicuramente più facile da superare in salita). La tappa di discesa successiva e semplice poiché assicurata da catena fissa, si risale per qualche metro superando uno spuntone roccioso e poi di nuovo in arrampicata libera si scende un ultimo tratto che porta alla traccia del sentiero che va verso il rifugio Payer. Una quindicina di minuti di discesa ed eccoci al rifugio 3029 m, una costruzione in sasso a più piani prepotentemente arroccato alla roccia e con una vista mozzafiato a 360 gradi. Facciamo una breve sosta, mangiando qualcosa ed attendiamo l'arrivo di tutto il gruppo e dei compagni che hanno attrezzato le sicurezze nei passaggi critici, ora non ci resta che prendere il sentiero che dalla cresta est ci riporterà al rifugio Borletti, un percorso che si verificherà molto lungo ma che davvero abbiamo apprezzato per come realizzato e curato. Verso le ore 16.00 arriviamo al rifugio Borletti, con i piedi indolenziti e con la voglia di una bella birra fresca, ci riposiamo un momento e beviamo in compagnia, facciamo alcune foto di gruppo in particolare con lo staff di gestione del rifugio, persone veramente cordiali, simpatici e professionali. Ci incamminiamo per l'ultimo tratto di discesa che ci riporterà a valle, li troviamo una bella fontana di acqua fresca e non perdiamo occasione per un pediluvio e una gradevole rinfrescata. Ci salutiamo con la soddisfazione di aver condiviso un'esperienza bella e desiderata, con un senso di riconoscenza e gratitudine per tutti quelli che ci hanno guidato ed accompagnato con consigli ed insegnamenti preziosi, e per il nostro presidente Pietro che nonostante le possibili difficoltà e pericolosità del percorso ha avuto fiducia nel gruppo e l'ha saputo portare alla cima e poi in valle. Infine, un ringraziamento a tutti i compagni di avventura vecchi e nuovi per ore liete passate in amicizia. 

Martinelli Piergianni

21/22 luglio: Monte Disgrazia

Un'altra vetta raggiunta! Quota 3.678 mt. Le condizioni meteo ci hanno permesso di raggiungere la cima nella mattinata di domenica e tornare a valle prima dell'arrivo del temporale. Nel pomeriggio di sabato, dopo aver raggiunto il parcheggio nei pressi dell'Alpe Preda Rossa, abbiamo lasciano le macchine per incamminarci verso la prima meta: il rifugio Cesare Ponti a quota 2.559 m. La Valle si presenta ampia e verdeggiante, mentre sullo sfondo, tra un'alternanza di nuvole, si intravede la nostra cima: il Monte Disgrazia. Il primo tratto di cammino ci conduce allo splendido piano di Preda Rossa e, dopo averlo attraversato, intraprendiamo il sentiero, non molto agevole vista la quantità di massi presenti, che porta direttamente al rifugio. La cena in compagnia è animata da numerose risate e prima di una bella dormita ci cimentiamo anche nel gioco delle carte.
La domenica, di buon mattino, dopo un'abbondante colazione partiamo alla volta della cima. L'aria è frizzante e il sole non è ancora sorto. Ci dirigiamo verso la morena e la percorriamo fino al raggiungimento del ghiacciaio. Qui ci attrezziamo con corda, ramponi, casco e picozza e dopo aver risalito il ghiacciaio raggiungiamo la sella di Pioda. Da qui c'è un'alternanza di roccia e neve che conduce alla cima. Alle 8.30 del mattino siamo in vetta e la vista a 360° è uno spettacolo con le montagne circostanti che iniziano ad essere illuminate dai pirmi raggi di sole. Una breve sosta per rifocillarci e poi si torna a valle per la via di salita.
22/24 giugno Festival delle alpi di Lombardia
Venerdì si è tenuta la serata storico-culturale presso il forno fusorio a Premadio con Giovanni Peretti, dove ha illustrato e commentato numerose foto relative alla Grande Guerra in Alta Valtellina, più in particolare "Le battaglie per la Trafojer". Per completare la minifestazione "Festival delle Alpi di Lombardia", è stata organizzata l'escursione Filon del Mot - Monte Scorluzzo. Il percorso parte dalla III cantoniera sulla strada dello Stelvio, si scende per poche centinaia di metri lungo la strada e poi si prende, verso sinistra, una stradina che poco oltre attraversa il torrente Braulio e volge verso Sud. Dopo aver superato lungo il pendio erboso altri due tornanti, si raggiunge Malga Scorluzzo (q. 2530 m), situata al Piano di Scorluzzo. Da qui si attraversa il pascolo in direzione SSW e si raggiunge l'inizio della dorsale del Filone del Mot, per poter visitare sotto la (q. 2773 m) i resti del villaggio militare, dove estate e inverno vissero per quattro anni le truppe italiane. Dopo si prosegue lungo il costone, fra trincee, camminamenti e altri manufatti ancora ben conservati. Presso la (q. 2899 m) terminano le postazioni italiane e, al di là di una sella, iniziano quelle austriache. Oltre la (q. 2932 m) la cresta diventa più ripida, l'ultimo tratto viene superato a destra del filo, aggirando le ripide rocce sfasciumate e si raggiunge la vetta.
Programma attività inverno 2012
Gran Paradiso - 21-22 aprile 2012
Purtroppo un'altra cima mancata da aggiungere all'elenco dell'inverno 2012 in cui l'assenza di neve nella nostre Alpi Retiche ha dominato la scena! Ma qui in Valle d'Aosta il problema non è stata l'assenza di neve ma l'eccessivo vento e bufera presenti nel fine settimana in oggetto. La comitiva è costituita da un gruppo di 41 persone che hanno raggiunto Pont in Valsaveranche (1960 m s.m.) in pullman. Nel pomeriggio di sabato siamo saliti al Rifugio Vittorio Emanuele II (2735 m s.m.) ove abbiamo cenato e pernottato. Sabato il tempo è abbastanza bello: cielo sereno e temperature accettabili anche se la presenza di sporadiche forti raffiche di vento non sono certo un buon segnale per la giornata a seguire. La sera nevica (circa 10 cm al rifugio) e di notte soffia un forte vento. Domenica mattina alle h 5.00 il cielo è stellato e nonostante le temperature abbastanza rigide ci avviamo verso la vetta. Mano a mano che il buio lascia spazio alla luce si vede in quota il vento che imperversa sulle cime e le nubi che un pò da tutti i lati rimpiccioliscono la vista all'orizzonte. Ma non ci arrendiamo.... forza e coraggio....forse si apre.....ed i 4061 m s.m. della vetta non sono poi così lontani..... Alle h.8.30 quando ormai siamo all'incirca a quota 3820 m s.m. dobbiamo velocemente ripiegare e scendere poichè siamo sopraffatti da una violenta tempesta di neve accompagnata da un vento gelido.
Pazienza.....sarà per la prossima volta. Scendiamo al rifugio, ci riposiamo un poco e poi, dopo essere saliti altri 300 m di dislivello, ci gustiamo finalmente la lunga discesa verso Pont.
9° Trofeo Cai Valdidentro - 11 marzo 2012 - classifica regolarita' - classifica velocità  - fotografie 
Domenica 11 marzo 2012 si è svolta la 9a edizione del trofeo Cai Valdidentro, a ricordo degli amici Davide Vanini e Sandrino Trabucchi. A causa delle scarse nevicate, il tragitto si è svolto nuovamente nei boschi tra la località Arnoga e la Val Viola (Sattarona e da lì a salire verso le cime Forcellina e Resa). Novità di quest'anno è stata la presenza di due tracciati, uno per la velocità che ha visto confermarsi la coppia Compagnoni Venanzio - Trentin Walter giunti al traguardo dopo solo 1 ora e 31 minuti, e uno per la regolarità ove la coppia Valgoi Matteo - Pradella Flavio hanno primeggiato con 59" di differenza rispetto al tempo sorteggiato di 1h 56' 20".
Al traguardo soci e simpatizzanti dei Cai Valdidentro hanno preparato un abbondante spuntino a base di panini con salsicce, bracciole e non solo! Buona l'adesione al trofeo con 43 coppie presenti; il bel tempo, la partecipazione di tanti amici e familiari e l'atmosfera conviviale dell'intera giornata hanno garantito la buona riuscita della manifestazione!
 
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Anno 2011
Programma attività estate 2011
8-9 ottobre 2011: Gita sociale 2011 a Finale Ligure- programma - fotografie
Ferrata Pesciola Valsassina - 11 settembre 2011
Cima Viola - 14 agosto 2011
Dodici alpinisti, partiti di buon mattino, si avviano verso la Cima Viola (3.374 msl). Lasciano le macchina alla malga Dosdè e da qui, zaini in spalla, proseguono verso la capanna Dosdè (2.824 msl). Prima sosta per rifocillarsi un pochino, ma ripartono quasi subito perchè l'aria è frizzante. Il sole inizia ad illuminare le cime delle vette circostanti e la meta si fa più vicina. Il tragitto prosegue lungo la cresta ovest su pendii scoscesi e pietrosi. Arrivati al ghiacciao, piegano verso destra, formano cordate da 3 o 4 persone e si risalgono lungo le roccette. Arrivati in cima allo sperone, con l'ausilio di una catena già fissata nella roccia, si calano fino al colle per poi risalire gli ultimi 100 metri verso le vetta. Qui si fanno le foto di rito e poi rientro verso casa scendendo lungo il ghiacciao. Giornata lunga e intensa, ma davvero splendida! Grazie a tutta la compagnia.
17 luglio 2011 Inaugurazione della croce in vetta alla Cima Piazzi - foto - racconto
3 luglio 2011: posa della croce - foto
Festival delle Alpi di Lombardia - foto
24 giugno 2011: visita guidata all'altoforno Cornelliani
26 giugno 2011: uscita escursionistica al "Mot Vegl"
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Programma attività inverno 2011
Gran Zebru - 17 aprile 2011
Pizzo Tresero - 10 aprile 2011
Cima Pale Rosse - 27 marzo 2011
Trofeo CAI Valdidentro - classifica regolarità - classifica velocità
Anche quest'anno si è svolto il trofeo CAI Valdidentro, ormai arrivato alla sua ottava edizione. In programma per domenica 13 marzo 2011, la mifestazione è stata rimandata alla settimana successiva, a causa del mal tempo. Il tragitto si è snodato tra i boschi della località Arnoga e la Val Viola, raggiungendo il colle la Resa. Lungo il percorso il paesaggio offriva un'ottimo panorama a 360° sulle vette circostanti. La partenza della gara, alle ore 9.00 circa, ha visto la prima coppia, Trentin Walter-Compagnoni Venanzio, al traguardo solo dopo 1 ora e 16 minuti. Per quanto riguarda la regolarità, la coppia vincitrice è stata quella formata dai fratelli Lazzeri Cristian e Samuel classificati col tempo di 2 ore e 23 minuti. La partecipazione di numerose coppie e le ottime condizioni climatiche, hanno favorito la buona riuscita della manifestazione. 
Etna 03-04-05-06 marzo 2011
Nadia racconta: "Non solo sci, ma anche cultura" In breve le bellezze storiche viste in Sicilia
La nostra uscita CAI è iniziata nel migliore dei modi con una splendida giornata di sole e una suggestiva visita - guidata dal gentilissimo Presidente CAI di Catania Giorgio Pace - alla barocca città di Catania, capace di concentrare in un solo sito paesaggi tanto diversi. La città sorge sulla costa orientale della bella terra del sole, ai piedi del vulcano Etna, il più alto d'Europa. 
Secondo lo storico greco Plutarco, il suo nome deriva da Katane (cioè grattugia), per l'associazione con le asperità del territorio lavico su cui sorge, o anche da Katina (catino) per la conformazione naturale a conca delle colline intorno alla città. Secondo altre interpretazioni, il nome deriverebbe dall'apposizione del prefisso greco Katà- al nome del vulcano Etna (Aitnè), in modo che ne risulti "appoggiata" all'Etna. Catania è stata ampiamente trasformata dalle conseguenze dei terremoti (i più catastrofici ricordati sono stati quelli del 1169 e del 1693) che hanno imperversato sulla parte orientale della Sicilia. Il suo territorio circostante è stato più volte coperto da colate laviche che hanno raggiunto il mare (la più imponente è quella del 1669). Ma i catanesi caparbiamente l'hanno ricostruita sulle sue stesse macerie e il barocco del suo centro storico è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità nel 2002.
Al centro della bella piazza Duomo si può ammirare 'u Liotru, il simbolo della città, costruito in epoca romana o forse più antico. E' un manufatto in pietra lavica porosa, un monolite che raffigura un elefante dall'incerto significato simbolico.
Da piazza del Duomo parte la via Etnea, il salotto della città, che attraversa Catania da sud a nord. Il suo andamento ha sempre come prospettiva la sagoma incombente dell'Etna. In piazza Stesicoro si trovano il monumento al musicista Vincenzo Bellini e i resti dell'anfiteatro romano situati a circa dieci metri sotto il livello stradale.
Un raro esempio di unità architettonica, spesso definita la strada più bella della Catania settecentesca, è la Via dei Crociferi. La strada, fiancheggiata da chiese e monasteri, è un raro esempio di barocco siciliano. Nel breve spazio di circa duecento metri sono presenti ben quattro chiese: San Benedetto, San Francesco Borgia, il Collegio dei Gesuiti e la chiesa di San Giuliano considerata uno dei più begli esempi del barocco catanese.
La città è attraversata da un fiume sotterraneo, l'Amenano che si rende visibile all'Acqua a linzolu, fontana in marmo bianco situata tra la piazza del Duomo e il mercato del pesce, uno dei luoghi più caratteristici della Catania popolare, sempre rutilante di colori, voci e odori.
Patrona della città è sant'Agata, alla quale viene ogni anno dedicata una grandiosa festa (la terza festa religiosa più importante al mondo)  che si protrae dal 3 al 5 febbraio attirando ogni anno sino a tre milioni di persone, tra devoti e curiosi.
Immagini allegate
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